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Nuova cura per la leishmaniosi scoperta in Italia


È dei giorni scorsi la notizia che riguarda la scoperta di una nuova cura per la leishmaniosi, patologia molto diffusa fra i nostri amici cani. L’incredibile risultato è stato raggiunto dal team di ricercatori scelto da UniMoRe, guidato dalla dottoressa Maria Paola Costi, del dipartimento di Scienze della Vita.

La leishmaniosi, che ad oggi colpisce un numero davvero importante di cani in tutta Europa – si stima circa 2,5 milioni di animali – si trasmette tramite la puntura di un flebotomo e provoca un’infezione cronica che può essere trasmessa anche all’uomo.

Lo studio ha dimostrato come il nuovo farmaco, “NMT-A02”, testato su animali di tre diverse specie (criceto, topo e cane), risulti efficace contro la leishmaniosi e abbia un livello di tossicità decisamente inferiore ai prodotti attualmente in uso per contrastare la malattia. La ricerca, che è stata finanziata dalla Commissione Europea, ha richiesto un budget di quasi sei milioni di euro per concludere la fase preclinica.

Il farmaco NMT-A02 testato sui cani ha dimostrato, in particolare, “il superamento dei segni clinici dell’infezione” negli animali trattati, spiega la dottoressa Costi, che a fine ricerca risultano in buona salute e, al momento, non hanno presentato altre recidive della malattia.

Lo studio, partito nel 2018, ha previsto una serie di prelievi di sangue nei soggetti esaminati, per testare i valori ematologici ed immunologici. Oggi, date le condizioni fisiche degli animali, che sono risultati negativi ai test, è stato possibile trovare loro una casa e procedere con le adozioni.

Gli ottimi risultati della ricerca sono una speranza concreta per riuscire, nei prossimi anni, a debellare questa terribile patologia ed eliminare “il serbatoio” naturale fornito, loro malgrado, dai nostri amici cani, per la diffusione della stessa su ampia scala. Non appena verrà ridotta o azzerata la casistica presente in questi animali, sarà possibile risolvere anche l’infezione umana.

I ricercatori stimano, infatti, che il farmaco ad uso veterinario sarà disponibile sul mercato in tempi reltivamente brevi, e che sarà poi possibile lavorare allo sviluppo di un prodotto ad uso umano in un arco di circa 7 anni.