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Leishmaniosi: cos’è e come va trattata

leishmaniosi

La leishmania è un protozoo parassita, responsabile della leishmaniosi (LC), patologia il cui nome è noto a molti proprietari di animali domestici, ma di cui forse non si conosce molto altro.

Va detto, per cominciare. che esistono numerose specie di leishmania, ma quella che interessa maggiormente l’area mediterranea è la leishmania infantum, appartenente al più ampio complesso di L. donovani.

Come ogni parassita, anche la leishmania ha un ciclo vitale ben definito, che richiede condizioni ideali per il proprio sviluppo, nonché degli ospiti definitivi (reservoir) e degli ospiti intermedi (vettori); in questo caso i primi contengono la forma amastigote del parassita, ovvero priva di flagello e sono rappresentati soprattutto dal cane, ma anche ratto, gatto, volpe, cavallo e furetto; i vettori invece sono rappresentati dal flebotomo, un artropode ematofago (si ciba di sangue), unico e solo a possedere le condizioni ideali per poter “ospitare” il parassita nella sua forma promastigote, ovvero infettante.

 

Il ciclo della leishmaniosi

Il ciclo di vita del parassita si svolge in questo modo:
il flebotomo (o pappatacio, insetto di colore giallo pallido o sabbia di piccole dimensioni, da 2 a 4 mm) punge un animale infettato (per esempio un ratto) con le forme amastigoti e ne succhia il sangue;

– in circa 19-20 giorni, all’interno del flebotomo si ha la trasformazione in forme promastigoti, che saranno espulse con il successivo pasto di sangue nell’ospite definitivo (cane);

– a questo punto, il cambio di temperatura dato dal nuovo ambiente fa riconvertire i promastigoti in amastigoti e quest’ultimi scatenano la risposta immunitaria, per essere fagocitati dai macrofagi e da altre cellule del sistema immunitario, all’interno delle quali il parassita si moltiplica e diffonde nell’organismo. In base al tipo di risposta immunitaria, l’ospite si dirà resistente se è stato in grado di frenare l’infestione senza segni clinici di malattia, ma col parassita comunque latente nelle cellule e pronto a manifestarsi in situazioni di stress corporeo; in caso contrario, si dirà recettivo e manifesterà fin da subito i segni clinici della malattia. Questo accade soprattutto in soggetti già immunodepressi.

 

La sintomatologia della leishmaniosi

I sintomi presentati dalla malattia sono vari e comprendono linfoadenopatia periferica (90%), lesioni cutanee (80%), congiuntivite (50%), onicogrifosi, anoressia, aumento dell’appetito, dimagrimento, febbre, insufficienza renale, epistassi e uveite. Le lesioni cutanee sono tra le più riconoscibili (dermatiti di vario genere, soprattutto esfoliativa) e coinvolgono in maniera simmetrica e non pruriginosa la zona perioculare, il padiglione auricolare e il dorso del naso con squame forforacee. Le lesioni ulcerative si presentano tipicamente su prominenze ossee e cuscinetti plantari.

 

Cosa comporta la leishmaniosi

L’aspetto più pericoloso della leishmaniosi è la formazione d’immunocomplessi, una sorta di agglomerati di anticorpi che accumulandosi compromettono la funzionalità dell’organo in cui si trovano. In particolare, in sede renale causano glomerulonefrite, con conseguente insufficienza renale, difficile da controllare e recuperare, responsabile spesso del decesso.

La leishmaniosi risulta di difficile diagnosi anche perché i sintomi possono manifestarsi sia singolarmente sia in associazione, oltre a essere comuni ad altre patologie, quindi si fa attraverso l’anamnesi e i segni clinici evidenti, unitamente a esami clinici diretti (striscio di sangue o di midollo) e indiretti (titolo anticorpale IFAT – immunofluorescenza indiretta, esami del sangue specifici…).

 

Curare la leishmaniosi

Nel caso in cui il cane risulti positivo al parassita (benché andrebbe distinto il semplice contatto con il protozoo da un’infestione vera e propria), si passerà alla terapia, che oggi prevede l’impiego di Glucantime (Meglumine antimoniato) o Milteforan (Miltefosine), entrambi leishmanicidi. In associazione a uno dei due è possibile somministrare anche Allopurinolo, un leishmaniostatico che però richiedere tempi lunghi di somministrazione, con possibili danni renali. È importante evidenziare che con tali terapie non si ha mai il recupero al 100% della patologia, ma se ne raggiunge un buon controllo.

 

Trasmissione all’uomo

La leishmaniosi è anche una zoonosi, ovvero una patologia trasmissibile all’uomo, con ciclo ed evoluzioni uguali a quelle descritte per il cane e una manifestazione clinica anch’essa dipendente dallo stato immunitario della persona infestata, che può coinvolgere, come nel cane, organi e tessuti diversi a seconda della gravità.

Per prevenire il contagio dell’ospite bisogna ricorrere a barriere sia fisiche (zanzariere a trama fitta, visto che il flebotomo è più piccolo della comune zanzara e attraversa le normali zanzariere) sia chimiche, con l’utilizzo d’insetticidi a base di piretroidi (permetrina, deltametrina) presenti nei comuni antiparassitari (spot-on, collari…) che agiscono non tanto come repellenti ma impedendo chimicamente all’insetto di compiere il proprio pasto. Nel caso di spray e spot-on, l’efficacia parte 24-48 ore dopo la somministrazione, dura circa 30 giorni e vanno somministrati qualche giorno prima dell’inizio stagione a rischio e 15 giorni dopo il suo termine. Nel caso dei collari, vanno indossati almeno una settimana prima dell’inizio stagione e non andrebbero mai tolti né danneggiati durante il periodo di utilizzo.

 

Il vaccino

Un’ultima nota va fatta a proposito del vaccino, recentemente messo in commercio contro la leishmaniosi. Oltre alla raccomandazione di praticarlo solo a soggetti sieronegativi (non si conoscono interazioni con i farmaci), non esiste ancora la prova certa e scientifica che sia realmente efficace, anche perché va comunque associato alle consuete profilassi antiparassitarie.