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Gli occhi dei cani colpiscono al cuore: uno studio britannico-statunitense ci spiega perché


Vi sembra impossibile resistere al vostro cane quando vi guarda con gli occhi di un tenero cucciolo triste e cedete a ogni sua richiesta? Sappiate che non siete troppo teneri, ma solo vittime dell’effetto dell’evoluzione. Gli scienziati del team britannico-statunitense che ha condotto la ricerca sul perché gli occhi dei cani abbiano un così forte impatto sugli esseri umani, ha infatti scoperto che la conformazione anatomica di questi animali si è evoluta durante la domesticazione, per amplificare l’effetto empatico ed evocare maggiori cure già nei nostri antenati. Durante lo studio, per il quale non è stato ucciso nessun animale, sono stati esaminati i crani di sei cani e di quattro lupi grigi. Nei cani – un segugio, un labrador, un chihuahua, un siberian husky, un pastore tedesco e un meticcio – è stato trovato un muscolo frontale, il LAOM, capaci di sollevare le sopracciglia interne in modo più o meno evidente e donare al cane proprio l’espressione da cucciolo triste.
Questo muscolo, fatta eccezione per poche fibre sparse, non è stato invece trovato nei lupi esaminati.
L’espressione intensa che i nostri cani riescono a rivolgerci avrebbe, quindi, guidato la loro evoluzione al nostro fianco, amplificando l’effetto di caregiver che produce in noi.
Durante lo studio è emersa anche un’altra differenza fra le due specie, nel muscolo RAOL, che tira indietro le palpebre verso le orecchie, meno prominente nei lupi piuttosto che nei cani.
Dopo aver concluso la prima parte dello studio, gli scienziati hanno osservato e filmato diversi animali – nove lupi in due diversi parchi e quasi trenta cani in tutti i rifugi del Regno Unito – e hanno affidato la revisione dei filmati prodotti ad un esperto che non conosceva l’oggetto della ricerca.
Il professionista ha esaminato i video e registrato il numero di volte in cui veniva mostrata l’espressione e l’intensità della stessa, classificata con una scala da uno a cinque punti. Il risultato dell’osservazione ha portato risultati sorprendenti: i cani e i lupi generalmente producono espressioni a bassa intensità, e solo i cani sono in grado di “sfoderare” sguardi ad alta intensità. Quegli stessi sguardi che sono stati alla base della vita al nostro fianco, sviluppati non per conquistare il nostro affetto, ma proprio come risposta ad una società – quella umana – che pone molta attenzione ai volti e alle espressioni facciali.
Niente più scuse, insomma, per cedere alla tentazione di regalare a Fido un momento di gioco, quando vi viene incontro con la palla in bocca: se qualcuno vi prende per dei teneroni, potete sempre assumere un’espressione compita e rispondere seri “Non posso farci niente, lo dice anche la scienza!”.