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Canile 3.0 il nuovo libro di Luca Spennacchio

In attesa dell’uscita del libro Canile 3.0, abbiamo incontrato l’autore Luca Spennacchio, Istruttore cinofilo di grande fama che lavora da sempre con i cani e che dedica le proprie energie ai canili. Ecco cosa ci ha raccontato!

 

D: Con l’arrivo dell’estate, come accade ogni anno, torna a farsi sentire il problema degli abbandoni. Pensi che possa esserci una soluzione, se non per eliminarlo del tutto almeno per ridurlo sensibilmente?

Luca SpennacchioR: “L’Italia”, come diceva un caro amico, “è stretta e lunga!”, nel senso che ciò che vale in un posto non è detto che valga anche in un altro; il fenomeno degli abbandoni non fa eccezione. Infatti, che il fenomeno dell’abbandono si concentri soprattutto in estate non è necessariamente vero, soprattutto nelle zone del nord Italia. Intervistando alcuni responsabili di canile, soprattutto nelle mie zone, mi è stato confermato che non c’è un’impennata sostanziale degli abbandoni d’estate, ma ciò potrebbe non essere vero in altre regioni d’Italia, come per esempio nel centro-sud. Forse perché i cittadini del nord aspettano di arrivare più giù, nel Bel Paese, per lasciare i propri cani sulle strade. Gli abbandoni, di fatto, avvengono durante tutto l’anno, anche se i media ne parlano soprattutto, o solamente, d’estate. Cosa fare per attenuare questo fenomeno? Potrei forse dire che facilitare l’accesso dei cani alle zone di villeggiatura, aumentare i servizi e la cura nei loro confronti avrebbe un effetto positivo nel disincentivare l’abbandono, ma io non credo che questo sia il punto della questione, per due motivi essenziali. Il primo è che, oggi come oggi, è molto più facile spostarsi con il proprio cane, anche per le vacanze: ci sono molti alberghi e strutture ricettive per le famiglie con cani, molti di più rispetto a qualche anno fa, e comunque la Corsica, la Francia in generale, la Croazia e altri posti ancora sono mete raggiungibili, dove il cane non è mai stato un grande problema, anzi. In ultima analisi ci sono, oggi, moltissime pensioni per cani che offrono un ottimo servizio di cura del nostro beniamino. Il secondo motivo, a mio avviso più importante, è che se qualcuno abbandona un cane solo perché vuole farsi qualche giorno al mare, il problema non sta nelle strutture balneari, ma nella scarsa considerazione che quella famiglia attribuisce al proprio cane. Credo che la risposta a questa domanda non sia semplice, ma giusto per accennarne una – alla quale do un’importanza centrale in merito alla questione cani, canili e randagismo – direi che il problema è essenzialmente culturale. Quindi è il lavorare su una maggior cultura e informazione che porterebbe a una maggior sensibilizzazione delle persone nei confronti del cane. Forse questo non disincentiverebbe una persona dall’abbandonare il proprio animale per andare in vacanza senza problemi, ma lo farebbe a monte, sulla decisione di prendere un cane. In sostanza credo molto nella prevenzione, senza però dimenticare “la cura”, ovvero cercare di costruire una rete che possa aiutare le famiglie qualora insorgano problematiche. È per questo che ritengo fondamentale la formazione di educatori, istruttori cinofili, operatori e volontari di canile che, senza entrare troppo nel merito, possano fare da tramite tra il cane e la famiglia quando ancora è possibile intervenire senza dover optare per soluzioni drastiche.

 

D: Nel tuo libro spieghi come un canile potrebbe trasformarsi in un centro di cultura cinofila. Come sei giunto a elaborare questa idea?

Luca SpennacchioR: Quanto spazio ho per la risposta? Diciamo che questa domanda è il centro del mio libro e non è facile per me riassumerla in poche righe, ma ci posso provare. Dunque, mi sono chiesto quale entità dovrebbe porsi al centro di un cambiamento culturale in merito alla convivenza con il cane. Il canile è il luogo dove ci sono più cani, e più persone che se ne occupano quotidianamente. Il canile è al centro del problema randagismo ed è anche il luogo che dovrebbe essere maggiormente disinteressato, dal punto di vista commerciale intendo, nel quale l’informazione non corre il rischio di essere veicolata da interessi particolari. Ovviamente non mi riferisco a quei luoghi che hanno fatto dell’abbandono un business – e non sono certo pochi. Se ci fosse, per esempio, una persona interessata a informarsi, magari prima di prendere con sé un cane, interessata a capire quale tipo di cane potrebbe adattarsi meglio alla sua famiglia, al loro stile di vita e alla loro inesperienza, a quale ente si dovrebbe rivolgere per porre delle domande? Certo, ci sono molti “esperti” che potrebbero dare consigli, ma dove si possono trovare? Su Internet? Per farla breve, il canile potrebbe essere quel luogo, riconoscibile e concreto, in cui una persona si possa recare a porre domande, per risolvere i suoi dubbi e le sue esigenze in merito ai cani, per cercare aiuto in caso di bisogno. Perdonatemi la brevità, ma, come detto, ho impiegato un intero libro per dispiegare questo tema, e mi auguro che uno solo possa essere sufficiente. Ma un’ultima cosa la voglio aggiungere: se il problema centrale è la cultura di un paese in merito al cane – e qui non considero la questione economica, che ha un peso non indifferente nella situazione attuale –, va da sé che dal canile si debba diffondere cultura affinché le cose cambino, ma, in prima istanza, la cultura stessa deve essere nel canile perché si possa diffondere. Ecco il punto principale su cui dibattere. Cominciare a capire che è necessario avviare un cambiamento culturale radicale. Il desiderio di fare tutto ciò è il passo fondamentale da compiere, prima che sia troppo tardi.

 

D: Stai già lavorando ad altri libri legati al mondo della cinofilia? Puoi darci qualche anteprima?

R: Sì, anche se forse è un po’ prematuro parlarne, ma ho in cantiere diversi progetti. Il primo sarà il Manuale di MobilityDog che scriverò per la casa editrice Haquihana, con la quale ho già collaborato in passato per il mio primo libro “Uno+uno = infinito – Riflessioni su cani e uomini” di cui è appena stata pubblicata la seconda edizione. C’è poi un progetto un po’ più ampio e forse impegnativo, una collana che parlerà di cani di razza, ma in un modo un po’ particolare, alla quale ho già messo mano e spero presto di arrivare alla pubblicazione, quantomeno del primo libro che è dedicato – questo lo posso già anticipare – al rottweiler, visto da una prospettiva un po’ inconsueta e, ancora, con attinenza al tema canile.

 

Vedi anche:

Canile 3.0

La pagina Facebook di Luca Spennacchio

 

Dello stesso autore:

Uno+uno= infinito. Riflessioni su cani e uomini